I BISFOSFONATI E I LORO EFFETTI SULLA SALUTE ORALE.
I bisfosfonati sono molecole in grado di rallentare il riassorbimento osseo. Hanno affinità per il calcio e l’idrossiapatite e si legano principalmente nelle zone in cui si presenta un riassorbimento osseo.
Alcuni di essi vengono immagazzinati nello scheletro e vi rimangono per parecchi anni (per es. l’alendronato rimane oltre 10 anni).
I bisfosfonati producono un rallentamento globale del ricambio osseo, o addirittura ne causano l’arresto in caso di utilizzo prolungato. Ciò riduce la capacità dell’osso di riorganizzare in modo dinamico la propria struttura e di riparare eventuali traumi o microfratture; inoltre pare che a lungo termine rendano l’osso più mineralizzato, più duro e quindi più fragile e a rischio fratture.
BISFOSFONATI E SALUTE ORALE.
Si è discusso molto dei bisfosfonati in relazione ai loro effetti nocivi sulla salute orale e negli ultimi 3-4 anni sono aumentate le testimonianze sull’insorgenza di osteonecrosi (“morte” dell’osso) dei mascellari in pazienti sottoposti a trattamento con bisfosfonati.
Si tratta di un tipo di lesione che può rimanere asintomatica per settimane o mesi, e porta ad esposizione di parti di osso, associata a dolore con infiammazione e infezione delle zone circostanti.
E’ possibile identificare caratteristiche comuni tra i pazienti affetti da osteonecrosi dei mascellari. Quasi tutti sono stati trattati con bisfosfonati per via sistemica, principalmente PAMIDRONATO ed ACIDO ZOLEDRONICO, appartenenti alla categoria degli amino- bisfosfonati. Non sono mai stati riportati casi di osteonecrosi in pazienti trattati con CLODRONATO.
Per tipo di patologia, l’85% dei pazienti è affetto da mielosa multiplo o cancro al seno con metastasi. Un terzo delle lesioni sono asintomatiche, il restante risultano a carico della mandibola.
Il 60% dei casi è insorto dopo un’estrazione dentale, mentre il 40% si è manifestato spontaneamente, però questi ultimi spesso sono pazienti portatori di protesi totali o parziale che possono causare dei piccoli traumi. Quindi gli interventi odontoiatrici non sono di per sé una causa della complicazione, me ne accelera il manifestarsi. I principali fattori predisponesti l’insorgenza di osteonecrosi associata a bisfosfonati sembrano essere il tipo e la dose del farmaco. Il rallentamento del ricambio osseo dato dai bisfosfonati assieme all’impedimento della formazione dei vasi sanguigni, riduce la capacità di guarigione a livello della zona operata, facilitando l’insorgenza di necrosi locali.
LE RACCOMANDAZIONI PER LIMITARE L’INSORGENZA DI OSTEONECROSI DEI MASCELLARI.
Le principali raccomandazioni da tenere presente quando si ha a che fare con pazienti in cura con bisfosfonati è distinguere tra coloro che non hanno ancora iniziato il trattamento con tali farmaci e quelli che invece sono già in terapia.
Nel primo caso come azione preventiva si dovrebbe rimuovere ogni possibile zona infetta o che si potrebbe infettare per ridurre il rischio di infezioni future e la necessità di estrazioni dentali. Quindi denti del giudizio inclusi, denti non recuperabili o con parodontite grave andrebbero rimossi, tutte le carie e le devitalizzazioni eseguite; va incoraggiata, inoltre, l’igiene domiciliare e professionale.
I pazienti già in terapia andrebbero valutati caso per caso. Quelli con terapia in vena per indicazioni oncologiche da oltre 6 mesi sono i più a rischio. Si devono preferire soluzioni conservative a quelle chirurgiche e comunque sotto copertura antibiotica. Se non fosse possibile evitare interventi chirurgici, ridurre le operazioni sull’osso e seguire la guarigione nei primi mesi molto attentamente. Per coloro che i bisfosfonati li assumono oralmente il rischio è di gran lunga minore.
L’assunzione dei bisfosfonati assieme a quella dei corticosteroidi costituisce un aumento del rischio di osteonecrosi nelle estrazioni, in tal caso può essere indicato un periodo di sospensione dei bisfosfonati fino alla guarigione ossea.
Gli obiettivi del trattamento di pazienti che presentano già osteonecrosi dei mascellari sono di eliminare il dolore, controllare le infezioni delle zone circostanti e ridurre l’aumento o la comparsa di nuove zone necrotiche. Quindi si devono prescrivere sciacqui con clorexidina, analgesici e terapia antibiotica sistemica.
Art. tratto da IMPLANT TRIBUNE (Aut. Dott. Massimo Del Fabbro).
20/04/2007
ANTIBIOTICI ED ANTIINFIAMMATORI IN ODONTOIATRIA
Vista la necessità di prescrivere antibiotici ed antiinfiammatori, il medico odontoiatra deve tenere conto della patologia, dell'entità dell'intervento chirurgico e le eventuali intolleranze farmacologiche, che il paziente dovrà comunicare durante la compilazione dell'anamnesi.
ANTIBIOTICI
In odontoiatria gli antibiotici vengono utilizzati principalmente per i seguenti scopi:
-trttamento delle infezioni acute del cavo orale,
-copertura profilattica di pazienti a rischio con meccanismi di difesa compromessi in seguito a malattia o terapia farmacologica,
-copertura profilattica in previsione di procedure chirurgiche, per ridurre la presenza di microorganismi nel cavo orale,
-copertura profilattica per l'insorgenza di endocardite batterica; sono a rischio le seguenti patologie cardiache: valvole protesiche cardiache, endocardite batterica pregressa, disfunzioni valvolari, la maggioranza delle malformazioni cardiache congenite, prolasso mitralico con rigurgito valvolare.
La profilassi antibiotica deve essere effettuata somministrando dosaggi idonei a mantenere una concentrazione nel sangue efficiente durante tutto il periodo perioperatorio prima e dopo le procedure chirurgiche. Quindi questa dovrebbe iniziare a breve scadenza dell'inizio del trattamento (1-2 ore).
POSOLOGIA: attenersi attentamente alle indicazioni del medico, una dose inadeguata o l'interruzione del trattamento prima del tempo, può determinare il fenomeno della resistenza batterica. Una dose eccessiva può avere effetti tossici soprattutto a livello renale ed epatico.
IN GRAVIDANZA: esiste sicuramente un certo grado di rischio nell'assunzione di farmaci in gravidanza. Per quanto riguarda gli antibiotici solo le pennicelline non risultano comportare partocolari problemi né alla donna né al feto.
ANTIINFIAMMATORI ED ANALGESICI
Appartengono a questa classe farmaci che sono dotati di azione antiinfiammatoria, antidolorifica e spesso antipiretica. In odontoiatria sono molto spesso utilizzati farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS). Il fenomeno dell'infiammazione è uno strumento di difesa dell'organismo per favorire la guarigione, e si manifesta con:
-vasodilatazione (rossore nella zona interessata),
-aumento della temperatura corporea,
-dolore (questo impedisce di effettuare azioni o movimenti che potrebbero ulteriormente danneggiare la parte lesa),
Spesso però la risposta infiammatoria degenera. In questo caso i FANS inibiscono questi processi, quindi la terapia deve avere un effetto rapido e diretto ed è necessario mantenerla per almeno 72 ore.
Sia per gli antibiotici che per gli antiinfiammatori è necessario attenersi e seguire attentamente le istruzioni del medico, senza prendere iniziative individuali, che potrebbero compromettere la guarigione o, peggio ancora, la propria salute.
19/01/2007
VITAMINA C A DIFESA DELLA SALUTE DELLE GENGIVE.
Due pompelmi al giorno sembrano ridurre l’infiammazione gengivale
Di Debora Bellinzani
La malattia parodontale ha un “nemico” molto più agguerrito di quanto finora creduto: la VITAMINA C.Uno studio tedesco pubblicato dal British Dental Journal è riuscito a quantificare l’azione antinfiammatoria della vitamina C; esiste una relazione diretta tra quantità di vitamina C ingerita e beneficio su gengive e tessuti orali.
“Già ricerche precedenti avevano evidenziato la relazione tra vitamina C e malattia parodontale e proprio per questa abbiamo voluto indagare” dice Bernd Sigush, ricercatore del dipartimento di odontoiatria conservativa dell’Università Friedrich Schiller di Jena, in Germenia.
Per valutare le proprietà della vitamina C, gli studiosi hanno chiesto a 80 pazienti, di cui 55 affetti da malattia parodontale, di mangiare due pompelmi al giorno per 2 settimane. I bassi livelli di vitamina C iniziali nel plasma, particolarmente in quelli con malattia parodontale e nei fumatori, sono aumentati sensibilmente nelle due settimane, parallelamente a questo aumento i pazienti hanno mostrato una notevole diminuzione dell’infiammazione gengivale iniziale rispetto al gruppo di controllo che non ha mangiato i pompelmi.
Le proprietà della vitamina C conosciute sono quelle antiossidanti, il ruolo nella cicatrizzazione delle ferite e nei processi immunologici come la fagocitosi. “La prova che i frutti ricchi di vitamina C come i pompelmi e agrumi in generale sono in grado di ridurre lo stato infiammatorio, apre una possibilità di cure collaterali molto importante” ha commentato Annerose Brutta, direttore del Collaboration Center of Oral Diseases, istituto che fa capo all’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanita’). “Molti casi di malattia parodontale si dimostrano resistenti nel tempo alla maggior parte delle terapie e qualsiasi cura ausiliare è di grande aiuto alla salute e al morale dei pazienti
Gli aspetti negativi evidenziati sono invece il fatto che la vitamina C agisce solo sull’infiammazione dei tessuti e non su altre peculiarità della malattia, come la profondità delle tasche, e che l’ingestione di frutti acidi nel tempo può erodere lo smalto dei denti. In questo caso può rivelarsi utile condurre studi su l’ingestione di vitamina C con alimenti tipo le verdure verdi che non contengono sostanze acide dannose per lo smalto dei denti.
_Dal Giornale dell’Odontoiatra
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